Napoli-Tokyo, la pizza diventa un viaggio che approda ad Afragola

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La contaminazione, quando funziona davvero, non si vede: si assaggia. È il filo che ha attraversato la Fusion Experience ospitata da Pizzeria Donna Margherita ad Afragola, dove Raf Bonetta, Peppe Errichiello e Sasà Martucci hanno costruito un percorso in sei portate, mettendo Napoli in dialogo con il Giappone senza mai perdere di vista la materia prima, gli impasti e l’equilibrio.

Tre percorsi diversi, tre interpretazioni della pizza contemporanea. Peppe Errichiello, originario di Afragola, vive e lavora da diciotto anni a Tokyo, dove ha costruito una carriera internazionale fino a conquistare il primo posto nella 50 Top Pizza Asia-Pacific 2026.

Raf Bonetta è tra i nomi della nuova pizza napoletana contemporanea, con riconoscimenti come i Tre Spicchi Gambero Rosso e il titolo di Novità dell’Anno 2024 di 50 Top Pizza Italia, oltre a una ricerca costante sugli impasti.

Sasà Martucci, anima de I Masanielli, ha legato il proprio lavoro alla ricerca, alla valorizzazione del territorio e alla sostenibilità, con riconoscimenti come il 9° posto di 50 Top Pizza Italia 2026, il Forno Verde 2026 e i Tre Spicchi Gambero Rosso.

A rompere il ghiaccio è stato Peppe Errichiello con Bignè 2.0 – Dal Giappone con furore. Un nome quasi giocoso per un boccone tutt’altro che prevedibile: ricotta di bufala al tè matcha, tartare di orata allo shiso, cremoso di bufala e caviale. Il matcha, ingrediente ormai onnipresente nelle tendenze gastronomiche, qui smette di essere una moda e trova una ragione precisa. La componente vegetale e leggermente amara del tè incontra la dolcezza della bufala e la delicatezza dell’orata, mentre il caviale aggiunge profondità. Un’apertura che sorprende perché non cerca l’effetto esotico: mette due culture nello stesso boccone e le lascia parlare.

Ode al Pomodoro

Poi è il pomodoro di Sasà Martucci a prendere la scena con Ode al pomodoro: San Marzano DOP, datterini, gel di ciliegini fermentati e crumble di pomodoro secco. Lo stesso ingrediente declinato in consistenze differenti, fino a diventare materia da esplorare più che semplice condimento.

Con Emilia, Raf Bonetta cambia registro e porta in tavola una pizza che sa di memoria. Besciamella al latticello di bufala, zucchina fritta e dorata, prosciutto cotto di maiale grigio ardesia, provola, pepe e pecorino romano. Il nome è un omaggio alla pizza della nonna: dietro una costruzione contemporanea rimane il ricordo di una tavola familiare.

Errichiello torna con Le due culture che si incontrano, dove zucchine alla scapece e fior di latte incontrano bresaola di Wagyu, maionese di ravanello bianco e mela Fuji. È forse la sintesi più esplicita della serata: Napoli e Tokyo non vengono sovrapposte, ma fatte convivere.

Martucci propone quindi 5 formaggi ai 4 latti, un gioco di consistenze e intensità costruito su bufala, capra, erborinato, crème fraîche, agrumi e Pecorino Romano. Una portata importante, alleggerita dalla componente agrumata.

E poi arriva il dessert. Un dolce padellino di Bonetta, con burro, ganache al siero di bufala, cioccolato bianco venezuelano, mela annurca, cannella e caramello salato. Più che una conclusione, un piccolo cambio di prospettiva: il dolce riesce a lasciare qualcosa che va oltre la piacevolezza immediata, un ricordo. In un momento in cui la pasticceria contemporanea rischia spesso di inseguire l’effetto, trovare un dessert capace di emozionare senza risultare banale è tutt’altro che scontato.

La serata si chiude con un gesto che sposta il racconto dal piatto alla persona: il libro “Un napoletano al wasabi” di Giuseppe Errichiello. Un’autobiografia in cui il pizzaiolo mette nero su bianco una storia fatta di difficoltà, sofferenza e riscatto. Dopo sei portate costruite sull’incontro tra mondi diversi, arriva così il capitolo più personale: quello di un napoletano che ha attraversato il Giappone senza smettere di portare con sé la propria storia.