L’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Avellino ha analizzato la fine del raccolto di nocciole in Irpinia, facendo il punto sulle prospettive della produzione locale. Il presidente Antonio Capone insieme ai consiglieri esperti del settore corilicolo hanno esaminato i principali aspetti tecnici economici del settore della frutta in guscio che riveste una notevole importanza per l’economia campana ed, in particolare, per l’Irpinia.

 Il paesaggio di ampie zone della regione è fortemente caratterizzato dalla coltivazione del nocciolo , colture di antichissimo insediamento in Campania e di solida tradizione sociale, che hanno trovato le migliori condizioni di sviluppo nella nostra provincia. “Dal punto di vista meteorologico – spiega il presidente Capone –  il 2021 è stato un anno difficile per l’agricoltura irpina, caratterizzato da continui cambiamenti climatici, gelate tardive, repentini cambi di temperature, periodi di prolungata siccità. In sintesi abbiamo avuto una gelata primaverile, ad aprile, e un’estate calda e poco piovosa, che ha determinato per la produzione delle nocciole una buona qualità, ma una bassissima quantità”.

Il Mezzogiorno verso la tropicalizzazione, il clima cambia. Abbiamo avuto un inverno e una primavera mite con poca pioggia, poi una nevicata a metà aprile con successiva gelata e un estate calda, lunga e soleggiata. Al momento il 2021 risulta l’anno meno piovoso della media degli ultimi 20 anni. I cambiamenti climatici sono sempre più evidenti caratterizzati da estremi climatici sempre più acuti, con fenomeni di tropicalizzazione sempre più manifesti.

“I cambiamenti climatici in Irpinia – aggiunge Capone – hanno inciso sulla resa delle nocciole. Tutto questo ha ovviamente effetto sulle colture, sul ciclo fisiologico e biologico delle piante, sugli equilibri vegeto/produttivi, sui rapporti tra i diversi ecosistemi”. “In seguito alle gelate di aprile – evidenzia il consigliere agronomo Marino Fusco – abbiamo avuto un danneggiamento delle gemme fruttifere con scarsa quantità. Inoltre, le prolungate siccità estive hanno determinato, in molte zone, la sofferenza delle piante  determinando cascole e diminuzione quantitativa dei prodotti. Il danno da cimiciato risulta essere limitato, grazie al monitoraggio con trappole a ferormoni  e alla difesa fitosanitaria effettuata”.

Quest’anno in Irpinia, per il secondo anno si è proceduto al monitoraggio della cimice asiatica (Halyomorpha haly), l’insetto di origine giapponese che attacca molte colture in particolare il nocciolo. Questo insetto ha già fatto molti danni a molte colture, soprattutto nei frutteti del Nord Italia e la cui presenza è stata già accertata in Campania.

L’insetto è molto dannoso, vorace e polifago, si nutre infatti di foglie e frutti di oltre 300 specie di piante ospiti, attacca le piante e gli alberi da frutto e sta mettendo in ginocchio i noccioleti di molte zone d’Italia, compromettendo la qualità delle nocciole, molto utilizzate nella produzione dolciaria e non solo. Le  indagini ed i monitoraggi su nocciolo seguite dagli agronomi in collaborazione con Cnr e Regione Campania sono di particolare rilevanza e consentiranno nel medio periodo un’osservazione capillare dei comportamenti dell’insetto, individuando il momento in cui colpirlo. Quest’anno  per la prima volta il CNR ha introdotto nell’ambiente corilicolo irpino  anche il nemico naturale della cimice asiatica il ” trissolcus japonicus” detta anche “Vespa samurai”, per un contenimento tutto naturale.

A questo si aggiunge il problema dei prezzi. “Non si capisce – sottolinea il presidente Capone – perché, a fronte di una minore produzione mondiale di frutta in guscio, ed una crescita qualitativa dei prodotti irpini, i prezzi di mercato continuano ad essere ancora poco remunerativi. Insomma un settore ancora in forte difficoltà che viene scoraggiato e mortificato e che continua a perdere giovani che non vedono in questo settore un futuro. Occorre però insistere sulla qualità dei prodotti, anche se tutto questo scoraggia gli operatori della corilicoltura. Bisogna continuare nel solco della qualità e nell’ottimizzazione del processo tecnico/produttivo. E’ necessaria l’aggregazione e la cooperazione per garantire lotti minimi di lavorazione e fronteggiare una concorrenza internazionale che sarà sempre più aggressiva. Per questo – aggiunge Capone – bisognerà continuare con produzioni di territorio e varietà autoctone per sfuggire all’omologazione di massa. Altro punto riguarda la valorizzazione dei prodotti, con la necessità di una IGP per la nocciola irpina con una crescita della filiera produttiva nelle zona di produzione. Su questo punto c’è necessità di una mano anche dalle istituzioni”.

È importante che la politica debba fare la sua parte sburocratizzando e difendendo il Made in Italy. Sarà necessario introdurre nuove regole sulla tracciabilità ed etichettature dei prodotti, garantendo in modo chiaro ed inequivocabile che nella composizione dei prodotti “made in Italy” entrino solo le nocciole Italiane.

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